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Pioggia battente

Un racconto nato per caso, mentre camminavo sotto la pioggia battente. Torno a scrivere dalla prospettiva di una giovane ragazza, dopo la pausa rappresentata da “Il primo esame”, dove il punto di vista era di un ragazzo. 

Solitamente scrivo di relazioni già finite, mentre stavolta volevo provare a dare risalto alla rottura in sé, in più avevo voglia di chiamare una mia protagonista Jole.

Si tratta forse di uno dei miei pochi racconti in cui non c’è un lieto fine, né una rivelazione assoluta che cambi la prospettiva del o della protagonista; al contrario, il finale è pressapoco negativo, nonostante lasci aperto uno spiraglio di speranza.

Jole è decisa: lascerà il suo ragazzo, nei confronti del quale non riesce più a provare nulla. Passeggiando sotto la pioggia, pensierosa, avrà un ripensamento, ma il destino della loro storia era già segnato.

Accidenti a me. Accidenti a lui! Accidenti a questa pioggia. Ah, ma che dico… Ho sempre amato la pioggia, fin da quando ero bambina. I giorni in cui pioveva forte non andavo a scuola e me ne stavo a casa in pigiama a giocare con i videogiochi del fratellone. Però, però… Quanto vorrei essere a casa, adesso.

Invidio chi è rimasto al riparo, in questo momento. La strada è illuminata dalla luce che viene fuori dalle finestre di ogni casa che incrocio. Vorrei essere nei panni di chi, in questo momento, sta preparando la cena, si rilassa davanti alla tivù dopo una lunga giornata di lavoro, o davanti ad un buon libro, con il dolce rumore della pioggia come sottofondo, cosa che avrei fatto io.

E invece no. Sono l’unica in giro a quest’ora, in balia del vento e della pioggia, mezza accaldata e mezza zuppa. L’ombrello si è già ribaltato tre volte. Non credo di avere nemmeno un centimetro asciutto su tutto il corpo. Brava, Jole, com’era? “Mettiamo gli stivali alti con il tacco, tanto non porta pioggia oggi”.

Potrebbe andare peggio di così? Sì. Sto andando a mollare il mio fidanzato. Non che possa essere considerata una cosa totalmente negativa. Finalmente avrò modo di pensare un po’ più a me stessa. Già, come se lo farò davvero. Chi pensa a te, Jole, se nemmeno tu stessa pensi a te stessa? Ma da quando ho iniziato a parlare a me stessa con la seconda persona, e a farmi domande retoriche?

Continueremo ad essere amici, comunque. Gli dirò che può scrivermi quando vuole. E che, magari, se sono libera, potremmo continuare a fare sesso, di tanto in tanto. Solo sesso, senza amore. Sono sicura di non correre nessun rischio. No, non in quel senso, io prendo la pillola, anche se i miei non lo sanno. Mi riferisco al fatto di ricascarci di nuovo. Il mio amore per lui è definitivamente tramontato. Da un bel pezzo.

Sono fatta così. Non riesco ad amare qualcuno a sprazzi. O lo amo, oppure no. Lo studio è una gran seccatura, una distrazione totale, certo… Ma se non penso a lui più di due volte al giorno, solo perché “devo” mandargli il buongiorno e la buonanotte, beh… Vuol dire che c’è qualcosa che non va. Guarda questo stupido, che adesso mi schizzerà tutta, guarda… Era l’ultima cosa di cui avevo bisogno, un’auto che mi fa la doccia. Vabbé, tanto sono già fradicia.

Non evito nemmeno più le pozzanghere. A che servirebbe? La strada è un fiume. Magari, un giorno, ripensando ad oggi, ci troverò qualcosa di poetico… Ma adesso proprio no, anche se è bello vivere la pioggia in questo modo, mi sembra di essere un tutt’uno con la natura. Tanto comunque resteremo in macchina o andremo in qualche bar, non c’è nemmeno bisogno che mi asciughi. Mi tiro di nuovo su il cappuccio, il vento me l’ha sollevato e ho il ciuffo davanti agli occhi.

Potrebbe sembrare la solita storia. Qualcuno potrebbe dire che l’ho tradito. Perché non potrebbe essere stato lui a tradire me? Ma che dico, lui è il classico bravo ragazzo che piace a tutte ma non se lo prende nessuna, e poi sono io che lo sto lasciando. Magari diranno che avevo già un altro. La verità è che mi piacerebbe pure essere una tipa di quelle che fanno certe cose, ma non ho né la voglia, né il tempo di fare una cosa del genere. Tra lo studio e tutto il resto, avrei a malapena il tempo per un fidanzato, figuriamoci due.

Ricordo fin troppo bene la strada per arrivare a casa sua, ma siccome non si sa mai, mi faccio aiutare dal navigatore sul telefono. Lo schermo è pieno di goccioline e la cover è tutta bagnata, vai a vedere che adesso mi sfugge e ciao ciao, addio telefono. Non che sia un enorme danno. Per quanto mi piaccia, è lo stesso che mi ha regalato lui due anni fa. Assurdo che in occasione del mio ventiduesimo compleanno ci eravamo già messi insieme.

All’epoca veniva lui a prendermi in stazione. Dovevo insistere per fare in modo che non venisse a prendermi da casa. Non avevo voglia di presentarlo ai miei, pensavo non sarebbe durata. E invece… E’ durata fin troppo, trascinandosi fino al punto in cui devo farmi un kilometro e mezzo sotto la pioggia per vederlo. Non avrei mai preteso che si mettesse a scarrozzarmi, ci mancherebbe altro! Solo che chiunque eviterebbe alla propria ragazza di imbarcarsi in un’odissea simile. O almeno credo.

Ma ormai lo avrà già capito, ecco perché non ha insistito. Non c’è nulla di cui potrei voler parlare con lui, in questo momento, che non sia la rottura della nostra relazione. Inutile andare avanti. Non è felice come non lo sono neanch’io. In questo modo, perlomeno, avrà la possibilità di trovarsi un’altra ragazza. Ah, questo posto me lo ricordo. Il gelato che fanno qui è buonissimo.

Il diluvio universale continua, l’ombrello si ribalta ancora. Fortuna che sono quasi arrivata. Controllo il telefono, ma la strada mi è familiare. Quante volte abbiamo percorso in auto questa strada. Ricordo i grandi pranzi a casa sua. Una famiglia numerosa come l’ho sempre sognata, anche se essere troppo al centro dell’attenzione mi innervosiva. Ma forse ero la ragazza migliore che avesse mai portato a far conoscere dai parenti, modestia a parte.

Senza contare le serate cinema, o le mattinate studio. Sono stati giorni felici. Era troppo bello fare qualsiasi cosa insieme a lui, qualunque cosa fosse. E pensare che adesso riusciamo a malapena a vederci. A pensarci bene, potrebbe avere benissimo trovato un’altra, considerando tutto il tempo che passa al lavoro. Già me lo vedo, perdere la testa per una vera donna dall’eleganza da signora, altro che una ragazzina come me.

La mia autostima è sempre stata un’altalena. Certi giorni mi vedevo bella, affascinante, alla moda, attraente. Altri mi sentivo un vero mostro. Potevo acconciarmi nel migliore dei modi, scegliere il trucco più appariscente e gli accessori più accattivanti, ma la magia non sempre funzionava, e purtroppo è ancora così. Infatti, sotto questo acquazzone, bagnata e sudata, sarò sicuramente un disastro. Sento i capelli bagnati, quando si asciugheranno saranno super crespi, e magari già puzzo.

Ecco la palazzina dove abita. Ero arrabbiata e innervosita, adesso sono in pena e un po’ agitata. Magari sarà lui a lasciare me. Ne avrebbe tutte le ragioni, soprattutto se ha davvero trovato una fidanzata migliore di me. Eppure non penso di essere stata una pessima fidanzata. Certe cose capitano e basta, certi sentimenti finiscono e basta. Di sicuro vale tanto per me quanto per lui. Se è finita, è finita. Inutile continuare l’agonia. Meglio procedere con un’eutanasia. Vedo già l’epitaffio: qui giace una storia iniziata male e finita peggio, ma riempita con grande felicità nel mezzo.

Ero qui la prima volta che l’ho visto. Siamo passati a prenderlo con la mia migliore amica e il suo ragazzo. Mi sono fatta così tanto condizionare da lei, che spingeva per farci mettere insieme prima ancora di conoscerci, che senza neanche averlo mai visto mi stava già antipatico. Ma poi… Più mi sforzavo di considerarlo antipatico, più scoprivo che mi piaceva. Quella sera non riuscii neanche a dormire, pensavo solo a lui, e lo odiavo, e odiavo anche me. Ma poi si è rivelato gentile, premuroso, gioviale… Un’altra sera in cui siamo usciti ho bevuto troppo e mi sono ritrovata a scoparmelo nel bagno, come nelle serie americane.

Che fine ha fatto quel ragazzo? Quante attenzioni che mi dava, all’inizio. E anche questi tre anni sono stati felici, dopotutto. Il suo cambiamento è iniziato quando ha iniziato a lavorare. Che avesse già conosciuto qualcun’altra? O è proprio il fatto di rivestire un ruolo di una certa importanza, sentirsi qualcuno, avere un bel po’ di indipendenza, che ti cambia? Ti poni al centro del tuo mondo, lasciando che tutti coloro che prima lo abitavano scivolino via? Ti cambia completamente la prospettiva sulla tua esistenza, su quello che sei, quello che vuoi?

Rabbrividisco, e non perché mi è caduto di nuovo il cappuccio. Per la prima volta, o forse la seconda, sono felice di essere solo una banale, semplice studentessa universitaria. Un giorno forse sarò qualcuno, magari mi chiameranno “dottoressa Jolanda”, ma spero di non cambiare mai. Che si fotta il futuro, il mondo del lavoro e i soldi. Ho ancora bisogno di essere me stessa per un po’, non voglio ancora abbandonare le mie frivole priorità per qualcosa che mi renda come… Come lui.

E a proposito… Eccolo lì. Il cuore inizia a battermi forte.

“Jole, amore! Sta piovendo a dirotto, stavo venendo…”.

“Non ce n’è bisogno”, lo interrompo con un sorriso spontaneo, nervoso. “Sono qui. Ehi”. Si avvicina e mi abbraccia, anche se sono tutta bagnata. Penso sempre di essere alta, con i tacchi, ma vicino a lui sembro una bambina.

“Vuoi salire un attimo ad asciugarti un po’?”. Ma guarda! Ogni tanto si comporta ancora con premura.

“No, no, non ti preoccupare, andiamo pure. Considerando che perderemo un sacco di tempo a cercare parcheggio, conviene avviarci”. Uso il mio tono più dolce, cercando di nascondere un po’ di nervosismo.

“E va bene. Oh, Jole… Mi sei mancata un sacco”. Mi abbassa il cappuccio e le sue labbra sono sulle mie. Chiudo gli occhi, cercando di godermi le sensazioni che mi provoca questo bacio, visto che potrebbe essere l’ultimo. Mentre si allontana da me e prende a camminare verso la macchina, sento cadere una goccia che mi lambisce la guancia. Potrei dire che è la pioggia, ma mentirei a me stessa, se non ammettessi che è una lacrima. Ho perso tutta la mia risolutezza. Non sono più sicura di volerlo lasciare.

Resto praticamente in silenzio durante tutto il tragitto, facendo parlare lui. Ha messo l’aria calda al massimo e invece che asciugarmi sto sudando. Mi sento mancare l’aria, non so più cosa fare. Ci tiene ancora a me oppure no? Ed io, davvero non sono più innamorata di lui? E cos’è stata quella fitta che ho sentito quando l’ho rivisto, poco fa? E perché quel bacio è stato così bello? Chiudo di nuovo gli occhi e cerco di ricordare, rivivere quello che è successo pochi attimi fa. Non lo so spiegare. Non lo so quantificare. Era come… La felicità.

“Jole, amore… Stai bene?”. No. Ora o mai più.

“Max… C’è un’altra, vero?”. Il suo silenzio vale più di mille parole. L’ho studiato proprio oggi. Il famoso silenzio-assenso.

Forse è giusto così. Dopotutto, non ho attraversato la tempesta per nulla. Ero venuta con il chiaro intento di lasciarlo, e per quanto non ci sia riuscita, il risultato ottenuto è comunque quello sperato. In più, la mia reputazione sarà salva. Non puoi passare per stronza se hai un motivo più che legittimo per lasciare il tuo ragazzo, una sua relazione clandestina, e non un “credo di non amarti più”. Eppure, eppure… Perché sto piangendo? Le lacrime scorrono da sole, non ho più alcun controllo sui miei occhi. Adesso sono sicura che il trucco si sarà completamente rovinato. Mi accorgo a malapena che ci siamo fermati.

“Jole… Io… Non voglio lasciarti… Voglio stare con te”. Piango ancora più forte.

“Sono stato pessimo, lo so… Se solo mi lasciassi spiegare…”. Sembra davvero pentito, ma…

“P-puoi accompagnarmi in sta-stazione? Cre-credo sia la co-cosa migliore”, riesco a scandire tra i singhiozzi. L’ultimo giro insieme, poi le nostre strade si divideranno sul serio.

“… e va bene”. Riaccende l’auto e riprende la strada che avevamo appena lasciato. Mi prendo giusto qualche secondo per calmarmi, e poi… Il discorso che mi ero preparata non me lo ricordo più, ma devo comunque dirgli quelle cose.

“Puoi stare tranquillo, davvero! Me n’ero accorta da sola che tra noi era tutto finito. Infatti oggi ero venuta qui con l’intento di proporti di lasciarci”. Non risponde nulla, così vado avanti.

“Tu, che mi hai sempre detto di credere nel destino… Era così che doveva andare. Forse non eravamo destinati a stare insieme. E se hai trovato un’altra ra-ragazza, allora sono felice per te, e spero sia quella giusta, ma non darti colpe se…”.

“Non darmi colpe? Jole, ma cosa dici? Sono l’unico responsabile! Avevo il tuo amore nel palmo della mano e me lo sono lasciato sfuggire tra le dita! Avrei dovuto…”.

“Oh, Max”, ci interrompiamo a vicenda, “anch’io ho la mia bella dose di colpe. Ti ho lasciato andare via, scomparire poco per volta dalle mie giornate senza fare…”.

“Come avresti potuto saperlo, eh?”, adesso è lui ad avere gli occhi lucidi, riflettono fin troppo le luci dei lampioni. “Sei un’indovina?”.

“Presentimenti. Certe cose, una ragazza innamorata le sente… Dai, non è colpa di nessuno. È f-finita, e tanto ba-basta”, concludo, non riuscendo ad evitare di farmi cogliere di nuovo impreparata dai singhiozzi.

È sempre così. Prima faccio mille programmi, proclami, castelli in aria, e poi… Se non sono la persona meno risoluta al mondo è solo perché, se fosse una gara, non sono nemmeno un minimo risoluta, quel tanto che basta per arrivare prima. Ma è più forte di me! Più cerco di non pensarci, più i migliori momenti passati insieme a lui riaffiorano, e affollano la mia mente.

Il giorno della sua seduta di laurea… Gli ho preparato un cartellone gigantesco. La prima volta che abbiamo dormito insieme… Beh, non abbiamo dormito molto, tutt’altro: l’ho guardato giocare ai videogiochi fino a notte fonda, poi abbiamo fatto sesso, e la mattina dopo ci siamo alzati tardi. Quel giorno alla Fiera… La mattina del suo primo giorno di lavoro… La gita al Parco… Le serate in giro per il centro storico, in spiaggia, sul terrazzo…

E piango, piango tutta me stessa, senza riuscire a fermarmi. Riuscirò mai a rivivere queste meravigliose prime volte con un altro ragazzo? Probabilmente no. Mi sento vecchia, consumata, logora. Quasi consunta, sporca. E lo so che dovrei essere contenta di aver vissuto almeno una volta queste belle sensazioni, visto che ci sono tante persone che non sono mai state abbastanza fortunate, però… Forse sono un’egoista a pensare a queste cose in un momento simile.

Sto piangendo troppo per riuscire a vedere cosa sta facendo Max. Magari sta messaggiando con la sua nuova ragazza, dicendole che mi ha mollata. Chissà se si sta rendendo bello ai suoi occhi, oppure sta facendo la vittima. Alla fine, gliel’ho detto, ci saremmo lasciati a prescindere, oggi. Però nella mia testa suonava meglio, quasi liberatorio, e invece… Un totale disastro. Io sono un disastro. Forse non me lo merito, un ragazzo come lui. In ogni caso, meglio che vada, è inutile restare qui.

“Meglio che vada”, ripeto ad alta voce. Ormai è finita.

“O-okay”. Forse anche lui ha pianto, la sua voce è più nasale del solito.

“Sii felice, Max. Stammi bene”. Chiudo lo sportello, senza capire bene cosa mi ha risposto. Piove ancora, e in sala d’aspetto non c’è nessuno. Non ci sono treni, adesso, il prossimo è tra mezz’ora, ma aspetterò. Sarebbe stato tragico passare dell’altro tempo insieme a lui. Il mio ex ragazzo… Fa strano pensare a lui in questo modo. Sono proprio una cretina. Fino a qualche minuto fa non vedevo l’ora di mollarlo, e adesso…

Probabilmente è vero che non ti rendi conto di aver perso qualcosa prima che succeda davvero e non la hai più. Chissà se vale anche per lui. Chissà se anche lui è davvero pentito di avermi lasciata andare. Forse era davvero destino. Magari troverò anch’io un altro ragazzo con cui essere felice. Sì, devo pensare positivo, ci saranno altre prime volte. Prima o poi smetterà di piovere. Ho sempre amato la pioggia, ma… Prima o poi, tornerà il sereno anche per me, ne sono sicura.