
Non ho mai nascosto il fatto che gran parte delle ispirazioni a cui sono dovuti i miei racconti provengano dai sogni che faccio periodicamente. Non ho molta esperienza sull’argomento, a parte concetti che conosco alla rinfusa sui motivi e le possibilità di interpretazione dei sogni, per cui non procedo oltre. Però è indubbio che spesso ciò che il mio cervello mi mostra durante il sonno sia riconducibile ad eventi vissuti, in passato, in prima persona. Magari poi questi si mescolano con flash di qualcosa a cui mi è capitato assistere, che si tratti di un giro in strada, un film o qualcosa che ho letto.
Devo dire che, per quanto riconosca che senza una buona dose di fantasia sia difficile “impastare” ciò che sogno in un racconto più o meno fatto e finito, devo molto ai miei sogni. Capita spessissimo che una situazione che avevo rimosso (qualunque fosse il motivo) o sepolto negli angoli più remoti della mia mente, grazie ai sogni, torni a galla. Sono già due i racconti che ho abbozzato, in questi giorni, grazie a qualcosa che ho vissuto mentre dormivo; il resto, ripeto, forse è riconducibile ad un certo talento nel mettere insieme questi scorci, ma non ne ho la sicurezza totale!
Tuttavia, mettere metaforicamente nero su bianco tutto quello che il mio cervello mi fa arrivare durante la notte è uno sforzo che faccio soprattutto per me. Non ricordo se ho avuto già modo di scriverlo, ma per me la scrittura è prima su tutte compagnia. Sì, è bello ottenere riconoscimenti da chi ti legge o tramite la pubblicazione, anzi: è più che bello, è fantastico. Solo che, almeno per me, la necessità primordiale è quella di liberarmi dalle ansie della solitudine. Sì: la scrittura ha vita propria, come una persona, o un animale da compagnia.
Ecco allora che posso dare spazio a mondi fantastici (nel vero senso della parola) in cui poter essere quella persona che non ho mai avuto modo di essere. Spesso sono giovani ragazze o ragazzi che mi somigliano moltissimo, almeno caratterialmente (vedi Viola, il protagonista di Cronache di Nuovi Mondi, o la giovane di Città Irreale), che da essere parti di me, diventano delle buone amiche o dei buoni amici. Scorci della mia vita diventano parte della loro; letteralmente, prendono vita.
Dunque, per quanto immagini che l’aspirazione di chiunque scriva possa essere quella di fare della propria passione un mezzo per autosostenersi (soprattutto economicamente), ritrovandomi a riflettere sulla mia, di aspirazione, penso e credo che mi basti possa essere un modo per tenere da parte le difficoltà del quotidiano. Dimenticare i difetti e i fallimenti. Impersonare qualcun altro o qualcun’altra, come nei videogiochi. Forse incide anche la mia scarsa autostima: me lo chiedo spesso. Davvero ho le carte in regola per aspirare a qualcosa di più? Ignoro la risposta. Forse, nemmeno mi interessa. Può darsi che accontentandomi non sfonderò mai. Ma è poi così importante sfondare? Perché chiedere di più alla scrittura? Non basta quello che è già in grado di dare? Chi si accontenta, gode? O è solo un fesso? Ma essere fessi è poi così tanto sbagliato? O va anche bene limitarsi a star bene senza chiedere troppo?
Ho sempre creduto nella necessità di una vita tranquilla. Un lavoro tranquillo, un amore tranquillo. Magari incide il fatto che io sia una persona abitudinaria. Chissà, forse un domani cambierò idea. Mi monterò la testa e vorrò essere una nuova Rowling. Ma al momento, aspiro a non avere nessuna aspirazione.
See ya!
Tomla